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Il lavoro ai tempi del COVID-19, riflessioni e qualche dato sull’esperienza smart working

Il lavoro ai tempi del COVID-19. Senza dubbio l’emergenza del COVID-19 ha avuto un impatto enorme, ed ha provocato conseguenze in ogni settore della nostra vita. Tra questi, il mondo del lavoro spicca per importanza, essendo, insieme alla salute, un elemento fondamentale. Durante l’emergenza circa un terzo dei lavoratori italiani ha dovuto affrontare per la prima volta l’esperienza dello Smart Working, che ha raggiunto un totale di 6,58 milioni di lavoratori “agili” (Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano). La pandemia in molti casi ha messo in ginocchio intere aziende, compagnie grandi e piccole.
Tantissime persone hanno visto sfumare davanti ai loro occhi i propri posti di lavoro, con conseguenze economiche molto gravi. Molti però sono anche riusciti a reinventarsi, a prendere in mano la situazione e non lasciarsi travolgere dall’ondata di negatività, sfruttando le loro competenze e i nuovi strumenti che ad oggi la tecnologia ci offre. Basta pensare al mondo del fitness: con la chiusura di palestre e centri sportivi, oltre al peggioramento generale della salute fisica (e mentale) di tutti noi, migliaia di persone
sono rimaste senza lavoro per un lungo periodo di tempo e, in molti casi, hanno dovuto chiudere la propria attività. Tanti però hanno sfruttato le numerose piattaforme di videochiamate per fornire lezioni e classi di fitness, con la possibilità di interagire live con i clienti, osservarli e correggerli, e anche mantenere un minimo di scambio sociale che a causa della situazione è venuto a mancare. Un altro strumento utile sono state le varie applicazioni di prenotazione di tali lezioni, grazie alle quali i trainer hanno potuto organizzare organizzare gli orari delle classi e i clienti sceglierle in base ai loro impegni e preferenze.

Questo è solo un esempio di come le nuove tecnologie sono state di rilevante importanza e
hanno dato la possibilità alla maggior parte delle persone di poter andare avanti.
Si può dire quindi che questa situazione ha messo in evidenza come il digitale ad oggi sia
non solo un qualcosa in più, che facilita, velocizza o aiuta, bensì uno strumento essenziale.
Attraverso ricerche e analisi fatte durante il project work si è visto quali sono stati gli aspetti positivi e negativi di questo nuovo approccio al lavoro basato per lo più sul virtuale, sia dal punto di vista dei lavoratori che dei datori di lavoro. Secondo la maggioranza delle ricerche, la flessibilità dell’orario di lavoro, l’opportunità di mandare avanti allo stesso tempo attività lavorativa e di cura domestica e familiare, e il risparmio di tempo degli spostamenti, sono i punti più apprezzati; di contro, la perdita di socialità con i colleghi è l’aspetto che più ha pesato sulle persone.
Inoltre, è stata fatta un’analisi di come abbia impattato le vite dei lavoratori negli aspetti
extra-lavorativi, e in generale cosa ne pensano le persone di questa esperienza. Ad
esempio, secondo quanto riportato dall’Indagine SW, CNR Irpps, 2020, 3 persone su 4
hanno valutato questa esperienza molto positivamente, avendo avuto la possibilità di
dedicarsi anche ad altre attività oppure di focalizzarsi in maniera migliore sul lavoro, facendo di “flessibilità”, “equilibrio” e “conciliazione” le parole chiave. Non mancano tuttavia alcune conseguenze avverse, come riportato da alcune ricerche: il minor controllo da parte del datore di lavoro, la casa che diventa anche ufficio, le molte fonti di distrazione e, soprattutto, la mancanza in molti casi di strumenti adatti e appropriati.
Un altro argomento dibattuto riguarda il futuro del lavoro. Ovvero, se una volta finita
l’emergenza si tornerà alla modalità precedente, o se invece si continuerà ad adottare
questo metodo. A quanto pare, sia a detta dei lavoratori che dei datori di lavoro, dati i
numerosi vantaggi, lo Smart Working continuerà a far parte delle nostre vite, ma si tornerà
anche in ufficio. Ciò significa che si pensa ad una ibridazione del lavoro da casa e in ufficio,
per cercare di unire i pregi delle due opzioni traendone più vantaggi possibili.

Oltre alla ricerca e all’analisi di dati già esistenti, una fase del project work ha previsto la
conduzione di una ricerca sociale, che è avvenuta attraverso un questionario online
somministrato ad un gruppo relativamente piccolo di lavoratori appartenenti a settori
lavorativi diversi (dall’istruzione, ai servizi sanitari, ai media), coinvolti dall’ “ondata” smart
working. Obiettivo del questionario è stato quello di analizzare ed elaborare alcuni dati
riguardanti vari aspetti dell’esperienza di Smart Working avvenuta durante l’emergenza del
COVID-19.
Le risposte hanno mostrato come di gran lunga (il 70% contro il 30%) sia preferita questa modalità rispetto a quella precedente tradizionale, e che ci siano più vantaggi che svantaggi. Si è notato un miglioramento nello stile di vita, soprattutto per la possibilità di avere un maggiore controllo nella gestione del proprio tempo, che, unito ad altri elementi, ha contribuito ad una generale diminuzione dello stress. Tuttavia, probabilmente anche a causa del fatto che inizialmente ci si è trovati in una situazione di emergenza, le ore lavorative in generale sono aumentate, per quasi il 70% dei rispondenti.
Alcuni aspetti negativi emersi sono stati problemi fisici, dati dall’incremento esponenziale di
tempo passato seduti di fronte ad un computer, ma anche difficoltà di interazione con i colleghi, mancanza di scambio sociale, e perdita di senso del tempo.
Sul versante economico, è emerso un equilibrio per quanto riguarda l’aumento di spese da un lato, ad esempio per cibo (considerando che anche altri componenti della famiglia, come i bambini, sono dovuti rimanere a casa) e corrente elettrica, e diminuzione di altre spese dall’altro, come per la benzina.
Un argomento di tale importanza non è rimasto all’oscuro neanche per quanto riguarda le rappresentazioni visive, come è emerso nella fase di ricerca e analisi visuale del project work. Infatti, immagini con riferimento allo smart working durante questo periodo sono apparse su giornali, come copertine o accompagnamenti ad inserti, su riviste online, blog, social, praticamente ovunque.
Ciascun testo visivo ha messo in evidenza uno o più aspetti: foto raffiguranti l’originale “setup” lavorativo, con il computer poggiato su un tavolo, su un ferro da stiro, o su un
qualsiasi mobile in sostituzione della scrivania e una posizione tutt’altro che appropriata,
sulla sedia, sul divano o persino per terra, con i bambini che entusiasti cercano attenzioni e
partecipazione da parte dei loro genitori. Altre immagini hanno fatto emergere alcuni lati negativi di questa situazione, come la troppo estesa giornata lavorativa, data dalla perdita di senso del tempo; o l’isolamento della persona che, vivendo da sola, non ha nessuna interazione se non con lo schermo del proprio computer. Ma non sono mancati i testi visivi che invece hanno voluto sottolineare gli aspetti positivi, anche come incoraggiamento a mantenere un equilibrato stile di vita. Ad esempio foto di una buona organizzazione dello spazio di lavoro, lontano da distrazioni, vicino alla luce, con una sistemazione comoda e appropriata. O ancora illustrazioni di alcune “buone abitudini” da mantenere nonostante la permanenza in casa, quali: al mattino prepararsi seguendo la stessa routine di quando si andava sul luogo di lavoro, fare dei pasti sani, mantenersi in attività per quanto possibile, non estendere troppo la giornata lavorativa portandola avanti fino a tardi.

Tirando le somme da questa situazione, che in realtà non può ancora definirsi conclusa, si può dire come certamente la pandemia abbia cambiato la vita di tutti noi, in un modo o nell’altro. Per quasi tutti i lavoratori, il COVID-19 ha significato cambiare modo di lavorare, o addirittura cambiare lavoro, reinventarsi, magari perchè si è dovuto chiudere la propria
attività. Una cosa è certa: in questo periodo è emerso quanto il digitale, le nuove tecnologie, tutti questi “devices” che fino a non molto tempo fa non erano neanche nella mente dei loro inventori, si sono dimostrati più che utili. Sono infatti risultati necessari e indispensabili al contiguo delle attività lavorative. Probabilmente, anche dopo la fine di questa pandemia, non si tornerà più alla “normalità”: o meglio, si tornerà ad una nuova normalità, di cui sicuramente il mondo del digitale sarà protagonista.

I contenuti del testo sono il risultato di un project work sviluppato nell’ambito del corso di
Visual and Digital Media Culture svolto presso la Link Campus University dal prof. Antonio
Opromolla. Obiettivo del project work è stato quello di analizzare la rappresentazione nei
testi visivi e digitali del COVID-19 , concentrandosi su un sub-topic ad esso correlato . Il
progetto di seguito riportato, dedicato alla rappresentazione visiva e digitale dello smart
working, è stato strutturato in diverse fasi, tra cui due di ricerca, una di analisi visiva, una di analisi digitale e infine un’analisi di dati.

Silvia Di Rocco, studentessa di “Innovative Technologies for Digital Communication” presso Link Campus University

(Fonte: Link Campus University)

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