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Counselor: una marcia in più in azienda

Un articolo sull’importanza del ruolo del counselor in azienda: approfondimento a cura di Umberto Maggesi, Senior trainer soft skills di Forma Mentis. Buona lettura!

L’importanza del ruolo

Tipicamente le aziende si avvalgono delle competenze di un counselor quando un problema diventa critico. Questo significa aver già perso tempo, performance, soldi o solidità relazionale ed emotiva.

Sempre più aziende (importando modelli già collaudati nei paesi anglosassoni) attivano uno sportello di counseling in modo da monitorare il clima in azienda e disinnescare velocemente le criticità prima che influiscano in maniera importante sull’azienda.

La figura del counselor

Innanzitutto, definiamo la figura del counselor che, se nei paesi anglosassoni è una parte integrata dell’azienda, in Italia è ancora poco conosciuta e, poco conosciute, sono le risorse che può attivare nell’organizzazione.

Il counselor ha completato un periodo di studio, solitamente triennale, in una scuola riconosciuta e iscritta (come prevede la legge) a una associazione di categoria. È lui stesso iscritto a un’associazione di categoria che ne attesta la competenza e monitora il costante aggiornamento (obbligatorio) durante tutta la sua vita professionale.

Il counselor aziendale ha naturali capacità di ascolto, ottima empatia e gli strumenti più utili ad aiutare il professionista a ridefinire il problema, la comunicazione con sé e gli altri, le prospettive e le opzioni di fronte a una sfida. Non dà consigli, ma accompagna il professionista nel suo percorso di cambiamento attraverso colloqui non direttivi aiutandolo a superare o aggirare i blocchi.

Lo sportello consulting

L’idea di base dello sportello è prevenire le sfide piuttosto che risolvere i problemi in un secondo tempo. Dare supporto ai professionisti permette loro di focalizzarsi velocemente sulle soluzioni e costruire più opzioni davanti alle sfide lavorative. Il counseling aziendale risponde a queste problematiche e supporta i professionisti in un percorso dedicato e personale, oppure un team in sessioni di gruppo.

Parte integrante del welfare aziendale, solleva il management da problematiche di tipo relazionale, emotivo, di engagement e porta in evidenza criticità latenti costruendo il percorso insieme al collaboratore (o al team) rinforzando al contempo il legame con l’azienda.

L’esperienza sta dando ottimi risultati, sia nella performance dei professionisti, che nel clima dell’organizzazione. Negli ultimi anni si sente parlare di great resignation (grandi dimissioni) che coinvolgono lavoratori di medio/alto ruolo che abbandonano l’azienda anche senza una nuova prospettiva di lavoro. Gli studi effettuati dimostrano che il problema non è focalizzato sul guadagno, ma piuttosto su aspetti quali il coinvolgimento in azienda, il senso di appartenenza, il senso di scopo, l’ambiente e le relazioni, l’allineamento dei valori personali con quelli dell’organizzazione.

Conclusioni

Attivare uno sportello di counseling in azienda aiuta a prevenire il disagio e riconoscere i prodromi di un professionista che si sta disinnamorando del suo lavoro (del suo ruolo, dell’azienda…) consentendo di mettere in campo strategie utili a rinforzare la motivazione e il commitment.

Le aziende più lungimiranti investono molto nella formazione dei dipendenti, permettere che un collaboratore ben formato se ne vada è un grande spreco di risorse (economiche, energetiche e di tempo).

Il counselor si confronta con i vertici dell’organizzazione per concordare gli obiettivi e le priorità, i tempi e i modi di intervento. Il tutto nell’ottica di portare l’organizzazione, in maniera armonica, all’ottenimento dei risultati che si è posta.

Nel mercato di oggi, volatile e imprevedibile, sempre più aziende si fanno supportare da un counselor per dotarsi di una marcia in più e vincere le sfide del futuro.

(Fonte: Forma Mentis)

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